Il parco archeologico Egnazia - B&B Cocolicchio

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Il Parco archeologico
di Egnazia
 
 
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Il parco archeologico di Egnazia

Scarne notizie su Egnazia (Gnathia) ci sono fornite, fra gli altri, dal geografo greco Strabone, alla fine del I secolo a.C., e dal poeta latino Orazio, che vi passò nel 38 a.C., in occasione di un suo viaggio famoso da Roma a Brindisi (Satire I. 5). Dagli antichi autori, così come dalle più tarde fonti itinerarie, siamo informati quasi soltanto della posizione di Egnazia; sul mare, al confine tra la Peucezia (terra di Bari) e la Messapia (attuale Salento), a metà strada fra Bari e Brindisi lungo quello che già in antico era uno degli assi viari della regione. La più antica presenza umana nella zona risale alla tarda età del bronzo (XV-XII secolo a.C.), rappresentata da gruppi di capanne sparsi lungo la costa ma anche all’interno. La parte più fitta e più duratura dell’insediamento, difesa da un muraglione di pietrame almeno dal lato di terra, si estendeva su quella piccola penisola destinata a trasformarsi col tempo in una collinetta (acropoli) proprio per il successivo stratificarsi delle costruzioni. Alla fase “messapica”, forse già a partire dalla fine del V secolo a.C., risale l’impianto delle mura, lunghe quasi due chilometri, che proteggevano a semicerchio la città dalla parte di terra, mentre una loro estensione lungo la costa pare che sia stata realizzata solo a nord dell’acropoli. La cerchia muraria, evidentemente costruita in un ampio arco di tempo e più volte a tratti rifatta o rafforzata, presenta un aspetto difforme, pur nella costanza della tecnica a blocchi squadrati. All’angolo nord, quello meglio noto e l’unico conservato fino all’altezza originaria di sette metri, si riconoscono due fasi nettamente distinte, con quella più tarda che ha inglobato il preesistente fossato. Tombe preromane si trovavano anche all’interno della cerchia muraria, ma è al di là di essa che si estendevano le vere e proprie necropoli messapiche, dove pure si continuò a seppellire con riti diversi per secoli (necropoli occidentale). Fu proprio a seguito della scoperta, nel secolo scorso, dei ricchi corredi di tali tombe messapiche che fu detta convenzionalmente “ceramica di Egnazia” (definizione ormai in uso internazionale) una categoria di vasi prodotti, in realtà, in vari centri della Puglia tra la metà del IV secolo a.C. e i primi decenni del successivo; vasi caratterizzati dalla decorazione sovradipinta in bianco, giallo e rosso sulla vernice nera e dai motivi di prevalente ispirazione vegetale. All’incirca allo stesso periodo si riferirà la sistemazione di gusto ellenistico data all’area ai piedi dell’acropoli, dove si riconosce, al di sotto degli edifici più recenti, tutto un sistema di portici che dovevano affacciarsi su una grande piazza irregolare (agorà). Nella stessa zona è il centro monumentale della città formatasi successivamente alla romanizzazione (un riferimento cronologico è rappresentato dalla deduzione, nel 244 a.C., della non lontana colonia latina di Brindisi): la basilica civile, il sacello delle divinità orientali, il cosiddetto anfiteatro, il foro; mentre i quartieri di abitazione, con strutture produttive e forse annonarie come una fornace e un probabile deposito sotterraneo di cereali (criptoportico), si sviluppano dall’altra parte della via Traiana.
 
 
 
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